lego serious play alberto brandolini

Why Lego Matters

Madrid, maggio 2011…

Siamo a XP2011, una delle edizioni più importanti della XP Conference.

Tra le tante attività della conferenza, alcuni dei partecipanti sanno che c’è una saletta dedicata in cui sta per succedere qualcosa di importante. Si parla di fondare quella che poi diventerà ALE (Agile Lean Europe).

Entro, ci sono amici, facce conosciute, e facce nuove.

Jurgen Appelo, il tessitore della trama di inviti, ci dà il benvenuto. Chiede a tutti partecipanti di mettere un’etichetta sulla maglietta con il nostro nome e la nazione di provenienza. Per qualche motivo ancora misterioso vedo Jacopo Romei in rappresentanza della Bulgaria. “Poi ti spiego”.

La sala è organizzata per tavoli, 6 in tutto. Ad ogni tavolo sono disponibili solo 6 posti. Ci viene richiesto di non avere più di una persona per nazione seduta allo stesso tavolo.

Mi accomodo, non c’è tempo per le presentazioni. Ed in effetti sono quasi inutili, siamo tutti qui per lo stesso motivo. E tutti distratti dall’enorme scatola di LEGO® che campeggia in un angolo.

Thorsten Kalnin, il facilitatore della sessione, ci invita a rifornirci di LEGO® e ci concede 15 minuti per costruire un “qualcosa” che rappresenti quello che noi crediamo debba essere ALE, e per spiegarlo ai nostri compagni di tavolo.

Nei 15 minuti successivi, ogni tavolo è chiamato a costruire un singolo artefatto che rappresenti la sintesi di tutte e sei le posizioni.

Al terzo round, con gli ultimi 15 minuti a disposizione, ogni tavolo è chiamato a scegliere un proprio delegato per il tavolo finale, che andrà a creare una sintesi di tutte le posizioni, in un unico artefatto, che poi dovrà essere illustrato a tutti.

La descrizione dell’artefatto viene filmata (il video è disponibile qui). Tutti dichiarano di sentirsi rappresentati, e firmano solennemente un quaderno.

ALE vision
©ALE

Agile Lean Europe è stata ufficialmente fondata.

In soli 55 minuti.

Da persone che non si conoscevano, che non hanno avuto il tempo di presentarsi, e che sono uscite dalla stanza dopo aver raggiunto una visione condivisa.

In 55 minuti.

3 mesi dopo a Berlino, dal 7 al 9 settembre 2011, ha luogo la prima edizione di Agile Lean Europe, quella che per me resta una delle migliori formule di conferenze in assoluto. Il dado è tratto.

Ribadisco, 55 minuti.

Una tipica riunione di 36 persone, in 55 minuti riesce a malapena a raccogliere tutti i partecipanti, a fare qualche presentazione, e ad annoiarli con qualche preambolo. Qui sono riusciti a mettere insieme gente che non si conosceva, di nazioni diverse e a raggiungere un accordo su qualcosa di nuovo in 55 minuti.

C’è qualcosa di grosso, che ancora mi sfugge.

Colline Umbre, maggio 2011…

Siamo alla prima edizione dell’Agile Coach Camp. Tra le varie sessioni, partecipo ad una piccola introduzione alla metodologia LEGO® SERIUOS PLAY®.
Julie, che facilita la sessione, ci fa cominciare con qualcosa di semplice: costruire una piccola tartarughina.

Poi ci chiede di personalizzarla, aggiungendo qualcosa che ci rappresenta, e di spiegare il perché.
E qui mi rendo conto che comincio a parlare di me, dicendo a persone appena conosciute, cose che non ho mai detto neanche ad amici di vecchia data.

Al terzo giro, ci chiede di rappresentare perché siamo lì e che cosa ci aspettiamo da questo Coach Camp. In questo caso la spiegazione dei simboli è più complessa: mi sono rappresentato come un omino sceso da cavallo, che ora procede a piedi come tutti gli altri.
Il significato è che una cosa è l’immagine che il mercato ci costringe a dare, quella dell’esperto, un’altra è la necessità di mettersi in gioco e di imparare, e di dichiararsi principiante. Di fatto prendo l’impegno di dedicarmi alle sessioni su temi in cui sono più ignorante, rispetto a quelle dove potrei più facilmente “dire la mia”.

Ok, di nuovo mi trovo a confidarmi con persone che ho appena conosciuto, ed a prendere un impegno. C’è qualcosa di decisamente interessante nel modo in cui LEGO® permette di superare certe difese.

La sessione termina, mentre Julie ci fa presente che la “vera”metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® è molto più profonda, e qui stiamo solamente grattando la superficie.

Il problema è quello che succede il giorno seguente.

La mattina dopo, apro gli occhi e WOOOM! La prima cosa a cui penso è il cavallo di LEGO® e la mia intenzione che ho dichiarato ai partecipanti del workshop.

Non l’ho solo dichiarata. Ho la sensazione di avere promesso qualcosa, o meglio, di aver preso un impegno solenne davanti a me e davanti agli altri.

Le parole pronunciate illustrando quel rozzettino di LEGO® per me avevano avuto lo stesso valore di un giuramento solenne pronunciato tenendo il Graal fra le mani.

Santo Graal - LEGO® SERIOUS PLAY®

In quel momento ho cominciato a capire quale fosse la reale potenza dei LEGO®, e quali canali riuscissero ad attivare nel cervello.

Enter LEGO® SERIOUS PLAY®

A questo punto incomincio a studiare, e a documentarmi. Comincio anche a pensare ai LEGO® come strumento di modellazione.

Grazie a Jacopo Romei entro quindi in contatto con Stelio Verzera che già da tempo,  stava esplorando il territorio LEGO® SERIOUS PLAY® (il sito di Cocoon Projects non è un capriccio nerd, ma una precisa dichiarazione di intenti).

alberto brandolini e stelio verzera
©COCOON

E scopro che c’è una storia non da poco dietro i LEGO® e soprattutto dietro al concetto della metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®. E che solo poco di quella storia traspare dietro alle fonti ufficiali.

Scopro che la gestazione del “prodotto” LEGO® SERIOUS PLAY® è stata lunga e complicata, principalmente perché c’era la consapevolezza di avere a che fare con qualcosa di estremamente potente, ma anche da maneggiare con estrema accortezza.

Rispetto ad altre modalità di workshop, la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY® ha infatti la capacità – sfruttando il principio del pensare con le mani – di attivare livelli di introspezione normalmente inavvicinabili, permettendo di arrivare estremamente in profondità, e di fare emergere le motivazioni, anche inconsce, dentro di noi.

Questa potenza introspettiva va gestita, perché può risultare pericolosa, o fare emergere situazioni difficili da gestire senza la guida di un facilitatore esperto. Allo stesso modo, se correttamente incanalata può dare risultati incredibili, perché permette di allineare obiettivi razionali con quelli più profondi, con risultati e conseguenze che nella nostra normale esperienza lavorativa sono un miraggio.

Tutti parlano di LEGO®

Negli ultimi 2 anni il tema è finalmente esploso. Chi ha provato l’esperienza con i LEGO® non è riuscito più a trattenersi dallo spargere la voce e dal diffondere la buona novella.

Ed abbiamo visto tante variazioni sul tema dei LEGO® portare risultati interessanti. I LEGO® sono strumenti potenti da usare come esempi e come metafore.

Il Cynefin LEGO® Game, per citarne uno, è un esempio spettacolare di uso dei LEGO® a supporto di un processo di apprendimento, perché il gioco mette il cervello in uno stato mentale perfetto per imparare nuove cose (in questo caso il Cynefin Framework ed il comportamento nei sistemi complessi, hai detto niente).

Ma anche se è un gioco, e se è serio perché utilizzato in un contesto business, non è LEGO® SERIOUS PLAY®.

Quando parliamo di LEGO® SERIOUS PLAY® parliamo di una serie di pratiche certificate, che portano le persone a ‘pensare con le mani’ a riflettere in gruppo ed ad aprire porte che normalmente restano chiuse.

Quando parliamo di LEGO® SERIOUS PLAY® parliamo di persone che hanno compiuto un processo di perfezionamento lungo e complesso, per poter essere in grado di gestire le situazioni che possono venirsi a creare nel corso di un workshop.

Quando parliamo di LEGO® SERIOUS PLAY® parliamo di uno strumento in grado di scavare nel profondo, con tutto quello che ne consegue, sia in termini di potenzialità che di rischi.

E da ora ne parliamo anche noi

Come tanti altri temi che trattiamo, LEGO® SERIOUS PLAY® è uno strumento potente, che funziona e che permette di risolvere alcuni blocchi ricorrenti sia nel mondo dello sviluppo software, che nelle trasformazioni aziendali.

lorenzo massacci jacopo romei developers vs managers
Slideshare Lorenzo Massacci Jacopo Romei – Developers vs. Managers

Partendo da due di questi problemi, la corretta definizione di un prodotto/servizio in linea con le reali aspettative degli utenti e la risoluzione degli annosi conflitti sulla linea di confine tra sviluppo e management, andiamo a proporre i primi due titoli su questo tema:

Aspettatevi sorprese! 😉

Foto di copertina ©Na-Young Kwon