Q&A Alberto Brandolini about Eventstorming

Q&A con Alberto Brandolini: da ziobrando a EventStorming

Botta e risposta con Alberto Brandolini, inventore di EventStorming, autore del libro Introducing EventStorming e tanto altro…

Buona lettura!

Avanscoperta: Alberto Brandolini è coach, trainer, imprenditore, speaker, autore, ma soprattutto ziobrando. Toglici una curiosità, chi è stato il primo a chiamarti con questo nick? :-)

Alberto Brandolini: Lamberto, il mio vicino di banco alle medie.
Poi alle superiori c’è stata la fase fumetti e Martin Mystere (il Buon Vecchio Zio Marty) ha rafforzato un po’ la cosa. Alle superiori ed all’università è un po’ sparita.
Quando è stato il momento di costruirsi un’identità digitale sul web, le prime username ed il primo blog… ziobrando è stata una scelta naturale.Alberto Brandolini ziobrando
Sulle prime non si è rivelata una scelta particolarmente intelligente: la maggior parte dei blog elencava i propri riferimenti in ordine alfabetico, ed io ero sempre in fondo alla lista.
Ah, c’è stata anche la fase ti fai chiamare Zio Brando perché vuoi essere la versione italiana di Uncle Bob, ma nel 1982, quando nacque il soprannome, io non avevo la più pallida idea di chi fosse Uncle Bob! Da Twitter in poi, mi sono riconciliato.

Avanscoperta: Correva l’anno 2006, l’anno in cui hai sottoscritto il Manifesto Agile. Ci racconti il prima e il dopo di quella scelta?

Alberto Brandolini: Mah, in realtà ci ho messo un po’ a capire che lo potevo firmare e che la cosa mi riguardava, ma nel 2001 ho lavorato al mio primo progetto enterprise con eXtreme Programming explained sulla scrivania.
Si trattava di un progetto in ambito bancario, dove abbiamo iniziato a sperimentare alcune pratiche: i primi test in JUnit (imbarazzantissimi), Continuous Integration, e così via.

Funzionavano. Portavano risultati. Quindi non abbiamo più smesso.

La seconda ‘botta’ l’ho presa con Agile Software Development: the Cooperative Game, in cui si parlava di comunicazione, di information radiators, ed ho cominciato a capire che potevo, dovevo mettere in discussione le prassi e le abitudini consolidate.
Qualche libro e alcuni progetti dopo, la firma era ormai diventata una formalità, un po’ come il matrimonio dopo qualche anno di convivenza.Agile MAnifesto Alberto Brandolini
Dopo la firma è cambiato relativamente poco. Ma gradualmente Agile ha preso più peso nelle cose che facevo: ho scoperto di non essere “l’unico in Italia ad aver letto questo libro” e che potevo contare su una comunità che inizialmente non conoscevo, a cui mi sono avvicinato con circospezione, ma che poi ho cominciato a ritenere spettacolare, e lo ritengo ancora oggi.
Lo stesso si è ripetuto anche a livello europeo.

Ecco, forse la differenza è che rispetto agli inizi adesso mi sento parte di quella comunità. Anzi, mi sento fottutamente orgoglioso di farne parte.

Avanscoperta: E nel 2016, a che punto siamo nel mondo dello sviluppo software e dove vorremmo essere?

Alberto Brandolini: Non c’è un punto. Sarebbe bello se ci fosse una linea, con una sorta di Nirvana verso il fondo ed un punto che dice: siamo al 75%.
Troppo facile. Il mondo dello sviluppo software è una massa informe che comprende professionisti che curvano lo spazio ed il tempo attorno a loro per produrre qualcosa di fantastico, ed aziende al limite dello schiavismo che trattano i programmatori come numeri o risorse rimpiazzabili, per realizzare servizi orrendi, che perdono i pezzi e che rendono la vita un inferno ai loro utenti.

La sensazione è che questa differenza e questa estensione dello spettro non sia ancora compresa appieno. Le regole del gioco non sono le stesse per tutti: non puoi convincerti di fare agile in un’azienda in cui il turnover è continuo. O in cui lo sviluppo software è subordinato a logiche finanziarie, che non tengono conto della specificità dell’ecosistema.

Quello che sto vedendo è una comunità che sta cominciando a capire che le regole del gioco sono differenti: che sviluppare software è un’attività ancora non compresa appieno dal management, che non può avere successo ignorando l’ecosistema circostante. E questa comunità sta crescendo, e ottiene risultati. Ma dietro a questi ci sono ancora tutti quelli che vivono la contraddizione tra quanto funziona nel piccolo e le tradizionali regole di gestione che non riescono ancora a mettere in discussione.

guerrilla portfolio management

Dove vorremmo essere? A volte la sensazione è che questa sia una lotta impari. Per ogni professionista che imbocca la retta via, ci sono N neolaureati che si affacciano al mercato del lavoro, con idee sbagliate in testa. In passato, a fronte di questi cambiamenti di paradigma ci si poteva permettere di aspettare.

Planck diceva: “Una nuova verità scientifica non trionfa quando convince e illumina i suoi avversari, ma piuttosto quando essi muoiono e arriva una nuova generazione, familiare con essa.” Nel nostro settore i paradigmi si succedono a velocità maggiore rispetto alle generazioni, ma ‘convincere’ non è affatto diventato più facile.

Avanscoperta: Capire il sistema con EventStorming. Da dove si comincia, come funziona e perché è utile?

Alberto Brandolini: Si comincia dal mettere a disposizione una superficie di modellazione illimitata. Il famoso ‘rotolone’ nasce in risposta a questa esigenza. Non posso modellare un problema complesso in poco spazio.

Modelling surface eventstorming

Con una grande superficie a disposizione, possiamo modellare in maniera cooperativa. Ma perché questo avvenga è necessario trovare un linguaggio comune che permetta a tutti di partecipare alla conversazione. UML non è adatto a questo scopo, gli Eventi funzionano molto meglio.

A questo punto abbiamo la possibilità di visualizzare collaborativamente un flusso complesso, con il contributo di tutti gli esperti coinvolti. Gli eventi aiutano a mantenere consistente la narrativa ed il flusso temporale, mettendo in luce le contraddizioni fra le diverse prospettive dei vari partecipanti.
E… questo è utile sia a chi deve progettare software che si occupi di porzioni o dell’intero processo business (perché scoprire le contraddizioni in anticipo ha un rapporto costi/benefici estremamente vantaggioso) sia per chi in quel processo ci vive e magari conosce molto bene la propria porzione, ma non altrettanto bene il quadro generale.

Nella pratica stiamo usando EventStorming sia come strumento per la progettazione di sistemi informatici complessi sia per la progettazione dell’intera filiera di servizi in ottica di generazione del valore, comprensione dell’ecosistema e così via.

Avanscoperta: Come nasce la parola EventStorming? E soprattutto, si scrive con o senza lo spazio? :-)

Alberto Brandolini: Originariamente non avevo le idee molto chiare. Il primo termine utilizzato è stato Event-Based Modelling. Che non suona particolarmente bene. Poi ho scoperto, che Vaughn Vernon (l’autore di Implementing Domain-Driven Design) stava usando lo stesso termine per designare qualcosa di diverso, quindi ho dovuto trovare un altro nome.

Avendo preso un sacco di ispirazione da GameStorming (a sua volta ispirato alle idee del brainstorming), chiamarlo EventStorming è risultato molto più naturale.

Senza spazio. Funziona decisamente meglio su Twitter! 😉

Avanscoperta: Portare EventStorming in diversi ambiti di applicazione, in diversi contesti. Lo vedi possibile?

Alberto Brandolini: Assolutamente sì. Abbiamo progettato startup praticamente da zero, o abbiamo messo in discussione i processi aziendali.
Lo abbiamo usato per validare il business model e le ipotesi di creazione del valore di un’azienda, indipendentemente dalla presenza di software. Lo usiamo come strumento in certe retrospettive. Ho anche usato lo stesso approccio per studiare le guerre di indipendenza con mia figlia. Sì, è possibile e funziona.

Avanscoperta: A gennaio è uscito il tuo libro Introducing EventStorming – An act of Deliberate Collecting Learning. Chi è il lettore ideale al quale ti rivolgi nel libro e cosa deve aspettarsi di scoprire e imparare leggendolo?

Alberto Brandolini: Sto cercando di capirlo. Il mio lettore ideale è il mio lettore. :o)
Onestamente, sono rimasto stupito dal numero di persone che ha comprato un libro scommettendo sul fatto che prima o poi io riuscissi a finirlo, per cui… non potrei chiedere di meglio! Ora sono loro a guidarmi, con le loro domande ed osservazioni.

EventStorming nasce dal mondo del software, ma la sua utilità non è assolutamente ristretta a quel mondo.
Picture that explains everything eventstorming

I primi lettori provengono da quella comunità. Molti di loro però non sono “solo” dei programmatori: spesso sono dei liberi pensatori intrappolati nel corpo di un programmatore. La mia sfida è fare in modo che ciascuno di loro trovi qualcosa di utile che possa aiutarli a risolvere un problema ed a fare il loro lavoro nel migliore dei modi.

Di fatto cerco di spiegare che sviluppare software non è quello che crediamo che sia, che c’è una classe di problemi con una forma ricorrente, che non possono essere risolti con gli approcci tradizionali, e che invece possono essere affrontati con strumenti meno convenzionali. EventStorming è uno di questi.

Avanscoperta: Ok, ho letto il libro, e poi?

Alberto Brandolini: Poi vai in cartoleria, e compri un sacco di post-it arancioni. Non nella zona di Faenza, però, che li ho finiti tutti io. :-)

orange stickie eventstorming

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Immagine di testata ©DDD Europe

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