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CodeJam, 6-7 febbraio: ecco come è andata

Questa che state per leggere è una storia.
Racconta di quello successo durante la nostra prima Codejam il 6-7 febbraio a Bologna.

Le persone

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Appuntamento a Bologna; chi arriva in treno, chi in macchina, chi arriva la sera prima e chi la mattina stessa.
Piano piano la stanza del corso si riempie di facce, conosciute e nuove.
Alcuni sono freelance, altri sono dipendenti, altri ancora sono alcuni dei nostri docenti.

Con un giro veloce ci siamo presentati ed è subito stato chiaro che, oltre ad essere tutti sviluppatori, avevamo background tecnologici molto diversi. Chi aveva esperienza di .NET, chi di tecnologie frontend e chi più metodologiche: in pieno spirito Jam!

L’agenda

Kickoff
Kickoff

Il programma è stato intenso e distribuito su due giornate.
L’obiettivo era quello di creare un’applicazione funzionante che corrispondesse all’architettura MEAN.

MEAN sta per Mongo, Express, Angular e Nodejs e l’applicazione di lavoro era uno strumento di prenotazione di ordini per ristoranti.

Qui potete trovare l’agenda divisa in pomodori.

Il metodo

Ascoltare, osservare, codare
Ascoltare, osservare, codare

A mio parere, Sandro e Gabriele hanno trovato una combinazione molto interessante per guidare questo corso.

L’intero workshop è stato pre-sviluppato su un repository su github e ad ogni intervallo è stato creato un branch.
Seguendo l’agenda e il repository, sono state create piccole iterazioni. In questi slot di tempo si è affrontato un (o poco più) piccolo problema per volta.
Inoltre è stato possibile seguire in due modi (contemporaneamente):

  • osservare il docente che fa codice (guardando il proiettore): ciò permette di ascoltare la spiegazione e di osservare come lui “affronta” la stesura del codice
  • fare direttamente il codice sulla propria macchina, ascoltando (e osservando a intermittenza) il docente: questo permette un imprinting maggiore, e nel caso in cui in quel tempo non si fosse riusciti a raggiungere l’obiettivo, si poteva fare checkout allo step successivo e non restare dunque indietro.

Fantastici.

Sociality

Avanscoperta: oltre al corso c'è di più ...
Avanscoperta: oltre al corso c’è di più …

Credo – anche se sono di parte – che il valore di questi nostri corsi vada anche oltre al contenuto.
Brando e tutti noi cerchiamo di dare assaggi di territorialità, di ricreare quella ospitalità di chi ti porta a casa sua, che cerca di farti sentire a tuo agio.

Il primo giorno del corso siamo andati a mangiare da Vito, una trattoria tipica bolognese famosa per le frequentazioni di Guccini; abbiamo dovuto “contenere” il pranzo perché a rischio c’era il pomeriggio e la nostra capacità di restare svegli. Sempre il primo giorno siamo stati – la sera questa volta – alla cantina Bentivoglio dove tra tigelle, piatti particolari e musica jazz dal vivo ci siamo lasciati andare a una piacevole conversazione (opportunamente oliata da del buon Sangiovese). Il tutto offerto da Avanscoperta!

Il secondo giorno ci siamo dati all’ottima mensa universitaria del Camplus Bononia, la struttura presso cui si è tenuto il workshop: avevamo paura di non arrivare in fondo al venerdì pomeriggio!

Cosa mi resta

Cerco di riassumere qui i punti salienti che mi sono portato a casa.

  1. Non esiste una tecnologia silver-bullet, ma ha più valore il metodo secondo cui si sviluppa, si impara e prendono scelte.
  2. La mia formazione è un asset e non un costo. Certo che deve rientrare in un piano di sostenibilità più ampio, ma come lavoratore sono il primo responsabile della cura del mio percorso.
  3. Le tecnologie viste in questi due giorni sono ancora poco mature – rispetto ad altri colossi – ma sono incredibilmente scalabili e i loro trend di diffusione sono fortissimi.

Aggiungo una lista di propositi di studio personale, dal deploy su Heroku di applicazioni NodeJs fino ad uno studio più approfondito dei database documentali.

Linkografia

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